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Per sviluppure con il Jbuilder, la prima operazione da fare è creare un
nuovo progetto. Tradizionalmente i programmi in Java sono soltanto una collezione
di sorgenti da compilare separatamente. Ricordiamo che in Java non è nemmeno
necessario collegare in un unico file i vari moduli del progetto con un linker.
Infatti i moduli sono le classi, e il caricamento delle classi avviene dinamicamente:
Java è famoso per la sua capacità di caricare le classi anche da fonti diverse
dal disco (soprattutto dalla rete), e soltanto quando serve. Comunque è possibile
raccogliere in un solo file tutte le classi di un programma generando (anche
col Jbuilder stesso) un file JAR.
Per sviluppare con Jbuilder comunque occorre creare un file di progetto
(con estensione .jpr), che specifica quali sono i file che devono essere compilati.
Il progetto serve anche per altre cose, ad esempio per salvare le impostazioni
correnti dell’IDE. Una cosa notevole del Jbuilder è che le dipendenze tra
le classi vengono calcolate automaticamente, in modo da ricompilare solo
quello che serve. Un problema che affligge altri ambienti di sviluppo è che,
quando si modifica un file in un progetto, viene ricompilato tutto il sorgente.
Questo non è un problema quando il progetto è piccolo ma lo diventa appena
il progetto cresce di dimensione. La preoccupazione di Borland per questi
dettagli è una chiara testimonianza del fatto che il prodotto è indirizzato
al professionista, che tratta normalmente progetti di ampie dimensioni.
Creazione di un nuovo progetto
Figura 2
Le proprietà di un progetto
Figura 3
In Figura 2
possiamo vedere la schermata che compare quando creiamo un nuovo progetto.
Dobbiamo specificare alcune informazioni che vengono inserite all’inizio di
ogni file creato, come documentazione. Una volta creato è possibile modificare
alcune delle proprietà del progetto, visibili in
Figura 3
. Si accede alla finestra delle proprietà dalla voce di menù File|Project
Properties oppure cliccando col bottone destro del mouse sul nodo principale
del progetto e selezionando Properties. Le proprietà da impostare sono soprattutto
dei path, ed è importante capirne bene la funzione, in quanto la maggior parte
dei problemi che si hanno all’inizio nel compilare e mandare in esecuzione
i programmi sono spesso da imputare alla scorretta impostazione di questi
path. Abbiamo quindi:
- il Source Path, utilizzato per trovare i sorgenti delle classi. Questo
path può anche contenere un file in formato .zip dove sono archiviati i sorgenti,
e viene trattato come una directory.
- il Class Path viene utilizzato per il caricamento delle classi. Occorre
notare che normalmente comprende anche la libreria jbcl.zip e altre, senza
la quale molti programmi prodotti con il Jbuilder non funzionano.
- l’Output Path specifica dove vengono poste le classi compilate. Per
l’esattezza ogni classe viene posta nella sottodirectory corrispondente al
suo package.
Di default il Jbuilder imposta il source path a di C:\Jbuilder\myprojects
e l’output path a C:\Jbuilder\myclasses; mentre il class path contiene la
directory di output e le librerie standard. Sfortunatamente questo sorprende
chi è abituato a trovare sorgenti e classi nella stessa directory. Questa
pratica è abituale per chi ha sviluppato con il JDK, che è anche comoda per
tenere tutto il progetto in una directory. Per utilizzare questo approccio
occorre però modificare tutti e tre i path, specificando come output path
la sottodirectory dove si mettono i propri sorgenti, e aggiungendola sia al
class path che al source path.
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